Sono nato a Torino nel 1939, quarto figlio di immigrati veneti. La famiglia abitava nelle case popolari di via Leoncavallo. Fin da piccolo io e i miei fratelli frequentammo l´Oratorio Michele Rua. Participavo ai vari gruppi: chierichetto, gruppo Domenico Sávio, estate ragazzi con Don Martano che ci portava alla Stura per fare il bagno, era tutto per noi, per cambiarci il vestito e metterci il costume da bagno allargava la sua talare e noi dietro di lui ci cambiavamo gli abiti; era fenomenale a raccontarci le infinite storie di “Giuanin sensa paura” e noi appesi al suo labbro passavamo ore ad ascoltarlo. Ricordo la merenda che l´oratorio ci serviva con i biscotti, il latte e altre leccornie americane del dopo guerra. All´oratorio ho fatto la prima comunione e la cresima. Frequentavo la scuola Cesare Abba. Nel 1948 la famiglia ha fatto il trasloco. Andammo ad abitare nella barriera di Milano, Via Desana all´incrocio con via Cigna, ad un passo c´era la parrocchia della Speranza ma il fascino dell´oratorio Michele Rua fu piú forte. Terminata la quinta elementare, non volli continuare gli studi, volevo lavorare. Cosí dai 10 ai 16 anni la mia vita fu lavoro e Oratorio: banda di musica con don Quarello, gruppo giovanile con don Elio Scotti e don Abá, sport, teatro, scuola cantorum. Vacanze in montagna con il gruppo giovanile. Quanti bei ricordi. In casa, di notte aiuto il papá a fare il calzolaio. Lavoravo in una piccola officina meccanica vicino a Valdocco. Avevo 12 anni e l´idea di farmi salesiano cominciava a farsi sentire. Un giorno passando per Valdocco entrai e, balbettando, chiesi al portinaio, che era un salesiano, come dovevo fare per farmi salesiano. Lui, ascoltando i miei balbettii, mi manda al Cottolengo. Non ci sono andato. Don Elio Scotti, dinamico e uomo di grande spiritualitá, fu il mio direttore spirituale. Sotto la sua direzione cominciai un cammino di vita spirituale entusiasmante. Cosí ai 16 anni vado a Chieri come aspirante salesiano, figlio di Maria, vocazione adulta, lí c´era giá Giuseppe Terzuolo. L´anno dopo altri giovani seguono lo stesso cammino: Umberto De Vanna, mio fratello Renato, Carlo Lamberto, e altri ne seguiranno negli anni a seguire. Noviziato a Monte Oliveto. Le prime obbedienze: Chieri, Perosa Argentina, Foglizzo. Quanti avvenimenti in questi pochi anni: Papa Roncalli, Concilio Vaticano II, Papa Montini, assassinio di John Kennedy, Gagarin, il primo uomo nello spazio.

 

Nel 1970 comincia la grande avventura del Brasile. Il Rettor Maggiore aveva fatto un appello ai salesiani per andare in missione per 5 anni. Ho accettato la proposta e sono ancora qui dopo 52 anni. Dieci giorni di transatlantico e sbarco a São Paulo. Dopo um mese di adattamento prendo il bus diretto a porto Velho. 2.977 Km in tre giorni in una strada di terra battuta. Varie volte dovevamo scendere dal bus e spingerlo per uscire dalle grandi buche della strada. Ero giovane e pieno di entusiasmo, vivevo tutto come una grande aventura in cui io ero il soggetto principale. Arrivato a Porto Velho prendo la barca diretta a Humaitá, mia destinazione finale. Humaitá, 1.800 abitanti. Ci sono rimasto 11 anni.  Ho fatto di tutto per servire quella Prelazia e la gente del posto: fotografo, vetraio, catechista,  mago, muratore, falegname, insegnante di datilografia, meccanico ma sopratutto animatore di oratorio e comunitá che  sono diventate parrocchie, perché dieci anni dopo la cittadina giá aveva 35.000 abitanti, grazie ala strada Transamazzonica e alla strada che legava Porto Velho a Manaus (600 Km).

 

Nel 1983 sono stato destinato al nostro aspirantato di Manaus e nel 1988 nell´aspirantato de Belém nello stato del Pará. Per mantenere l´aspirantato dovevamo darci da fare: lavori di artigianato, serigrafia, allevamento di galline, anatre, conigli, porci e pesci, orto e coltivazione della mandioca, e tante altre cose. Al sabato e domenica apostolato in varie parrocchie, oratorio, e non mancava tempo per il teatro, due spettacoli all´anno.

Sono passato per diverse opere sociali professionalizzanti in Belém, Manaus, Manicoré e São Gabriel da Cachoeira, terra indigena e ho potuto constatare come la Provvidenza non abbandona mai chi lavora per il Signore. Dico questo quasi con le lacrime agli occhi per la emozione che sento pensando alle tante volte che inesplicatamente arrivava una donazione quando tutto sembrava perduto.

 

Cosí fu ed é la mia vita di salesiano, missionario apostolo del lavoro e educatore. Attualmente mi trovo in Manaus nella casa del pre-noviziato. Abbiamo 9 giovani he si preparano per entrare nel noviziato. Quattro di loro sono Yanomami; sono le prime vocazioni dopo 60 anni di lavoro intenso continuo dei salesiani com questi indigeni.

Ringrazio il buon Dio per il poco di bene fatto e che sto facendo, grazie ai salesiani dell´Oratorio Michele Rua che sono stati la mia seconda famiglia.