GMG a MADRID
10 settembre 2011È difficile spiegare quanto il contatto con altri 2 milioni di persone possa toccarti nel profondo. Sapere che loro sono lì per il tuo stesso motivo, che ti fermano per strada solo per chiederti da dove vieni e scambiare due parole. Ma partiamo dal principio.
Le 19 ore di pullman dell’andata le abbiamo fatte passare tra chiacchiere tra di noi e conoscenza con i ragazzi degli altri oratori (Rebaudengo e Speranza), musica, preghiere e la vita di San Filippo Neri in film (ah, anche una bella e sana dormita durante la notte).
Ecco alcune delle foto
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Una volta arrivati il nostro “alloggio” non era a Madrid, ma in una città poco distante: Majadahonda. Eravamo in una palestra di una scuola elementare insieme ad altri tre o quattro gruppi di italiani.
Da lì è iniziata la nostra avventura.
Immersi in una città stupenda, piena di parchi, di fontane, ma soprattutto piena di gente! C’erano ragazzi ovunque, e la prima dimostrazione l’abbiamo avuta davanti alla cattedrale: una piazza piena di persone provenienti da tutto il mondo!
Dal mercoledì mattina sono iniziate le catechesi in una chiesa a Majadahonda con sacerdoti italiani (Vallini, cardinale vicario di Roma, Nosiglia, Vescovo di Torino e Fisichella, vescovo incaricato della Nuova Evangelizzazione) lezioni di vita mirate a noi giovani e possibilità di fare domande, il tutto seguito dalla celebrazione dell’Eucarestia. Durante i pomeriggi abbiamo visitato un po’ Madrid (per quanto era possibile, visto il gran numero di persone presenti!), ma soprattutto abbiamo intrapreso molti contatti con gli altri paesi. Questo è successo soprattutto all’incontro del Movimento Giovanile Salesiano che abbiamo fatto nel “Santuario di Maria Auxiliadora” a Madrid. Lì erano presenti i salesiani di tutto il mondo: abbiamo ballato, cantato e fatto conoscenza con paesi di tutto il mondo, fatto foto, parlato di Don Bosco in qualsiasi lingua: perché tutti erano li per Don Bosco, come noi! Alla sera sono arrivati Don Pascual Chavez (Rettor Maggiore dei Salesiani) e Madre Yvonne Reungoat (Madre delle FMA) per salutarci e per pregare insieme.
Arrivati al venerdì ci siamo preparati per la Via Crucis con il Santo Padre. Abbiamo trovato posto davanti a un maxi-schermo per vivere bene questa funzione. Era basata sui problemi maggiori che il mondo sta vivendo in questo momento: catastrofi naturali, disoccupazione, droga, AIDS, disabilità fisiche e mentali… Ogni stazione era per uno di questi problemi e la croce era portata da ragazzi che realmente si trovavano in questa situazione. È stata davvero una Via Crucis molto toccante, soprattutto per le parole di commento al brano che veniva letto per ogni stazione. Il brano veniva ambientato completamente al giorno d’oggi spiegando i reali problemi e le conseguenze che questi possono avere sulle persone.
SABATO! Grande giorno… Sveglia alle 6 per arrivare presto a Cuatro Vientos, aeroporto militare nel quale ci preparavamo a vivere la Veglia con il Papa e la celebrazione dell’Eucarestia la domenica. Siamo stati il primo gruppo ad entrare, passando tra controlli, metal detector, raggi x y e quant’altro. Ci siamo trovati davanti un immenso posto deserto (deserto si! Tutto secco, terra, solo con i volontari spagnoli) con pochissima gente al suo interno. Il nostro settore era D7, l’abbiamo raggiunto e ci siamo letteralmente “accampati” con teli, telini, sacchi a pelo, borse, borsette e zaini. E poi abbiamo cercato di non morire assiderati o ustionati sotto al sole (si stimavano 45° o qualcosa in più quel giorno!) andando alla ricerca di ombra (che non c’era) e di acqua (che invece c’era). Ci pensavano i vigili del fuoco a bagnarci con le pompe per rinfrescarci un po’, e noi correvamo proprio dietro a loro! Continuavamo a vedere gente che entrava, la coda dall’ingresso sembrava infinita. Verso sera, abbiamo trovato un posto leggermente rialzato, una sorta di collinetta, dalla quale abbiamo ammirato il panorama: semplicemente SPETTACOLARE. 2 milioni di persone, 2 milioni di teste tutte lì concentrate nello stesso posto, per lo stesso motivo. I brividi a guardare quella scena stupenda (e non pensate che fosse stato il freddo, quello non c’era proprio!).
E poi, l’arrivo del Papa e la veglia. Lo ammetto: abbiamo fatto un po’ di fatica a seguirla. C’è stato un piccolo contrattempo che ci ha tenuto impegnati per un po’: un leggerissimo nubifragio con lampi, tuoni, fulmini, saette, vento e pioggia che si è abbattuto proprio su di noi, ha portato via i tendoni delle cappelline, del bar e ci mancava poco che portasse via anche noi. Un’esperienza sicuramente di aiuto reciproco, condivisione e “arrangiamento” con quello che c’era. Ma devo proprio dire che l’adorazione eucaristica dopo questo temporale è stato il momento più bello di tutta la settimana: tutti lì, in completo silenzio (come si può vedere dai video fatti, che NON sono stati modificati) a osservare il Santissimo e a pregare ognuno per qualche suo motivo. Chi lo pregava in spagnolo, chi in italiano, in inglese, francese, americano, tedesco, africano, australiano: tutti insieme, uniti a pregare lo stesso Dio che era in mezzo a noi, in mezzo al mondo intero racchiuso in un unico posto.
La stessa cosa vale per la Messa della domenica, seguita alla stessa maniera, anche grazie ai canti del coro che permettevano di uniformare la concentrazione di tutti. Verso la fine della Messa alcuni iniziavano già ad andare via, ma è stato bello vedere che tutti quelli che camminavano al momento della benedizione si sono girati verso il palco, si sono inginocchiati e hanno ricevuto la benedizione. Come se il mondo si fosse fermato per questo.
Forse è scontato che in queste condizioni il viaggio di ritorno è stato molto più tranquillo dell’andata: c’è chi è riuscito a dormire 19 ore di fila, chi russava, chi non aveva la forza di alzarsi in piedi per la stanchezza. Ma una cosa è sicura: tutti avevamo una forza in più nel cuore, la forza dell’Amore che Dio ha donato a tutto il mondo in quella settimana a Madrid.
Federica

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L'Oratorio Salesiano Michele Rua nasce negli anni '20 del secolo scorso. Da allora, la sua è sempre stata una storia strettamente collegata con la "Barriera" che poco a poco le è nata intorno. 




